Tag: Diari di viaggio
I diari di viaggio sono opere narrative che si sviluppano in rigoroso ordine cronologico. Il racconto degli accadimenti avviene in prima persona ed è incentrato sul tempo presente.
La narrazione è scandita dal susseguirsi delle date. Il tema portante di queste opere è, ovviamente, l’annotazione di particolari avvenimenti vissuti durante un itinerario.
In ambito marinaresco, i diari di viaggio diventano “diari di bordo”, ossia registri su cui i naviganti annotano le varie fasi delle loro imprese. La Libreria del Mare vanta una raccolta straordinaria di diari di bordo di numerosi autori, che potete trovare qui!
Se, però, volete essere voi a scrivere le vostre imprese, non temete. Abbiamo quello che fa al caso vostro: cliccate qui per aprire la sezione “Agende, diari di bordo e quaderni”.
Per il nostro elenco di letture estive consigliate, partiamo con il pittoresco Vita avventurosa di un’acciuga cantabrica di Lucio Di Cicco, il cui protagonista è Giovanni, un marinaio dal passato turbolento che racconta la sua vita al boia prima dell’esecuzione. Tra furti, avventure amorose e luoghi più o meno esotici come il Bosforo e la Patagonia, questo romanzo offre una panoramica intrigante della vita marinaresca. L’autore dipinge un ritratto ricco di dettagli ed emozioni, trasportando i lettori in un viaggio senza tempo attraverso i mari del mondo.
STORIE FANTASTICHE DI ISOLE VERE
Un altro titolo che vi proponiamo per le vostre letture estive è Storie fantastiche di isole vere di Ernesto Franco, che ci invita a esplorare il mondo delle isole attraverso gli occhi di un marinaio narratore, il Pilota. Questo libro curioso ci trasporta in un viaggio tra luoghi suggestivi e storie coinvolgenti, mescolando realtà e fantasia in un mix irresistibile. Le isole custodiscono segreti, non si svelano facilmente e per interpretarle serviva proprio un libro come questo.Bernard Moitessier e la sua lunga rotta
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Bernard Moitessier
Cari lettori, oggi vogliamo parlarvi di uno degli autori più affascinanti del mondo nautico: Bernard Moitessier. Navigatore e scrittore, Moitessier ha dedicato la sua vita al mare, lasciandoci in eredità alcune opere ricche di avventure straordinarie e riflessioni profonde. Rappresenta un modello per intere generazioni di velisti e oggi lo scopriamo insieme.PRIMA DEL MARE
Nato nel 1925 in Vietnam, Bernard Moitessier ha sviluppato sin da giovane una passione inestinguibile per il mare, dando non poche preoccupazioni ai suoi genitori. La sua vita è stata caratterizzata da una serie di viaggi epici e da una visione del mondo profondamente influenzata dal contatto con la natura. Moitessier non era solo un marinaio, ma anche un filosofo del mare, capace di esprimere nei suoi scritti una saggezza che andava oltre la semplice cronaca di viaggio.IN MARE
Tuttavia non è stato così fin dal principio. Inizialmente i suoi diari di bordo non erano altro che mera restituzione dei fatti, finché Bernard Moitessier si appassionò alla lettura di Baudelaire, Moravia, Antoine de Saint-Exupéry. Fu allora che decise di approfondire le sue emozioni e i suoi tormenti, dando vita al suo primo vero e proprio libro: Un vagabondo dei mari del sud. In quest’opera emerge prepotente il suo amore per il mare, la natura e la libertà. Nonostante questo desiderio di indipendenza, nel 1961 sposò Françoise de Cazalet, che fu la sua compagna di viaggio in un’impresa nautica strabiliante: insieme, Bernand e Françoise navigarono da Tahiti ad Alicante via Capo Horn, per un totale di 14.000 miglia senza scalo. Approdarono ad Alicante dopo 126 giorni di navigazione ininterrotta e il loro viaggio è il cuore di un altro libro: Capo Horn alla vela.LA LUNGA ROTTA
La sua impresa più celebre resta comunque la partecipazione alla prima Golden Globe Race, la prima regata a vela in solitaria intorno al mondo senza scalo. Nonostante fosse in testa, Moitessier decise di non tornare in Inghilterra e di proseguire il suo viaggio verso Tahiti. Con la frase perché sono felice in mare e anche per salvare la mia anima, scelse la libertà e il contatto con la natura, rifiutando la gloria. Questa decisione è narrata con una scrittura intensa e poetica ne La lunga rotta, il suo capolavoro, pubblicato nel 1971. Non pago di questa impresa, Bernard Moitessier continuò a navigare per tutta la vita, fermandosi solo a causa di un tumore che lo strappò al mare e alla vita nel 1994. Il suo ultimo libro, Tamata e l’alleanza, costituisce il suo testamento letterario.
MOITESSIER IN LIBRERIA
Se anche a voi le avventure di Moitessier fanno tremare il cuore e la pancia, sappiate che sono tutte disponibili alla Libreria del Mare (tranne Tamata e l’alleanza, che al momento non viene pubblicato in italiano da nessuna casa editrice). Bernard Moitessier non fu un semplice scrittore; fu e rimane un’icona per chi cerca l’avventura e una vita autentica. Le sue opere, ricche di esperienze e riflessioni, sono una lettura imprescindibile per chiunque ami il mare e desideri comprendere la profondità dell’animo umano. Per sbirciare Un vagabondo dei mari del Sud, cliccate qui. Se volete dare un’occhiata, invece, a Capo Horn alla vela, basta cliccare qui. Per La lunga rotta, infine, cliccate qui.Hans Staden, prigioniero tra i cannibali?
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Hans Staden
Cari lettori, oggi ci avventureremo con voi in un mondo spaventoso, popolato da cannibali. Oppure no? Seguiamo Hans Staden in Brasile e scopriamo insieme a lui come vive la tribù dei Tupi.IL MARINAIO STADEN
Hans Staden era un marinaio e mercenario tedesco del XVI Secolo, noto per essere stato catturato da una tribù di cannibali in Brasile nel 1554 durante il suo secondo viaggio per le Americhe. Come molti altri navigatori dell’epoca, anche Staden era attratto dal miraggio del Nuovo Mondo, ma non ebbe la stessa fortuna di altri.LA PRIGIONIA
Ciò che accadde durante la sua prigionia è giunto a noi come racconto, poiché Hans venne risparmiato e scrisse un memoriale nel 1557. Inutile dire che il suo libro La mia prigionia fra i cannibali destò grandissima curiosità in Europa, soprattutto perché il suo resoconto era molto dettagliato e avvincente. Nel libro Staden descrive le usanze, le credenze e lo stile di vita della tribù Tupinambà, offrendo ai lettori un’affascinante finestra sul mondo delle popolazioni indigene del Brasile nel XVI Secolo.IL CANNIBALISMO
In Warhaftige Historia und beschreibung eyner Landtschafft der Wilden Nacketen, Grimmigen Menschfresser-Leuthen in der Newenwelt America gelegen (il titolo originale del libro!) Hans Staden ci fornisce descrizioni molto puntuali della vita e dei costumi dei Tupi, corredate da xilografie da lui supervisionate. Com’era prevedibile, l’aspetto del libro che suscitò maggior (morbosa) curiosità fu il cannibalismo. Staden sosteneva che i Tupi fossero cannibali e disse di aver assistito lui stesso all’uccisione, preparazione e consumazione dei prigionieri di guerra. Sulla veridicità di questa sua testimonianza si sono interrogati diversi studiosi e, anche se restano dei dubbi, la maggioranza concorda sul definire La mia prigionia fra i cannibali una fonte credibile.
NESSUNO SPAZIO AI PREGIUDIZI
Ciò che colpisce maggiormente nel testo di Hans Staden è certamente l’occhio privo di pregiudizi con cui indaga la cultura delle popolazioni indigene. L’obiettivo di Staden non è solo quello di esplorare nuovi mondi, ma anche di comprenderne le culture. La sua storia ci ricorda l’importanza della tolleranza, della comprensione e della curiosità. In qualche modo, Hans Staden ha anticipato le regole della moderna antropologia.
STADEN IN LIBRERIA
Se la sua storia vi affascina e volete scoprirne di più, vi invitiamo a curiosare tra i nostri scaffali. La mia prigionia fra i cannibali di Hans Staden è infatti disponibile alla Libreria del Mare e potete dargli un’occhiata qui.Alain Bombard, un “Naufrago volontario”
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Alain Bombard
Cari lettori, oggi poca suspense. Se c’è un nome che evoca l’avventura, il coraggio e la determinazione è sicuramente quello di Alain Bombard. Celebre per la sua straordinaria impresa di sopravvivenza in mare aperto, Bombard è diventato un’icona degli avventurieri moderni e una fonte d’ispirazione per generazioni di lupi di mare. Se ancora non lo conoscete, siete approdati nel porto giusto.
L’IMPRESA
Nato in Francia nel 1924, Alain Bombard era un medico e biologo marino con la passione per la navigazione. Convinto che nel mare si potesse sopravvivere anche a seguito di un naufragio, nel 1952 ha compiuto un’impresa senza precedenti: si è lasciato volontariamente naufragare prima nel Mediterraneo e poi nell’Atlantico su una piccola imbarcazione senza né cibo né acqua dolce, per dimostrare che un naufrago in buone condizioni di salute poteva sopravvivere utilizzando solo le risorse del mare.NAUFRAGO VOLONTARIO
La sua avventura straordinaria, durata 65 giorni, è stata immortalata nel libro Naufrago volontario, pubblicato nel 1953 e finalmente tornato di nuovo disponibile anche in Italia. In questo volume Alain Bombard racconta in dettaglio la sua incredibile traversata e le sue tecniche di sopravvivenza. Attraverso una scrittura avvincente e coinvolgente, Bombard condivide le sue esperienze, le sue sfide e le sue scoperte, offrendo preziosi consigli su come affrontare situazioni estreme in mare. La tesi centrale di questo libro e di tutta l’esperienza di Alain, che è sopravvissuto mangiando plancton e bevendo acqua di mare, era che a uccidere i naufraghi fossero principalmente cause psicologiche (come paura o disperazione) più che mancanza di risorse.SOPRAVVIVERE IN MARE
Naufraghi delle leggende, io so che voi non siete morti per colpa del mare, che non siete morti per fame, che non siete morti per sete: sballottati sotto il grido dei gabbiani, voi siete morti per spavento. Non chiedo altro che questo libro possa aiutare quanti dovranno lottare, sul mare o altrove, contro la voce della morte: e che dentro di loro il no alla disperazione possa essere un sì alla vita.Naufrago volontario non è solo un racconto di avventura, ma una vera e propria guida pratica alla sopravvivenza. Bombard offre preziosi consigli su come procurarsi cibo e acqua, come navigare senza strumenti e come mantenere alto il morale in situazioni disperate. Le sue esperienze sono ancora oggi fonte d’ispirazione per coloro che desiderano esplorare i confini della propria resistenza e capacità.
UNA TESTIMONIANZA
Anche dopo oltre mezzo secolo dalla sua impresa, il coraggio, la determinazione e la capacità di adattamento di Alain Bombard sono un esempio per gli avventurieri di tutto il mondo, che cercano di superare le proprie sfide e realizzare i propri sogni. Naufrago volontario rimane un classico della letteratura d’avventura e una testimonianza indelebile del potere dello spirito e dell’ingegno umani. Possiamo dire con certezza che Alain Bombard e la sua vicenda sono un simbolo di speranza, resilienza e perseveranza. La sua storia ci ricorda che anche nelle situazioni più difficili è possibile trovare la forza per sopravvivere e prosperare.UN NAUFRAGO ALLA LIBRERIA DEL MARE
Se sognate di avventurarvi in mare aperto o semplicemente trarre ispirazione dalla vita di un uomo straordinario, Naufrago volontario è un libro che non potete permettervi di perdere. Per vostra fortuna, lo trovate disponibile alla Libreria del Mare e potete dargli un’occhiata cliccando qui.Shackleton e la sua grande impresa
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Sir Ernest Henry Shackleton
Cari lettori, eccoci con il nostro consueto appuntamento con un classico della letteratura marinaresca. Oggi torniamo, dopo qualche tempo, a parlare di grandi esploratori e lo facciamo raccontando la celebre impresa di Sir Ernest Henry Shackleton, considerato uno degli eroi dell’esplorazione antartica.LA NASCITA DI UN ESPLORATORE
Ernest Shackleton, abbandonato il college in cui studiava, sulla scia delle orme paterne, per diventare medico, iniziò la sua carriera in mare unendosi alla marina mercantile britannica. La vita da mozzo non era, però, adatta alle sue ambizioni e ben presto Shackleton si rivolse verso l’esplorazione. Il primo passo in questa direzione fu quello di imbarcarsi a bordo della Discovery per l’omonima spedizione antartica guidata da Robert Falcon Scott.
LA SPEDIZIONE NIMROD
Shackleton si dedicò poi per qualche tempo alla politica e alla scrittura, ma il richiamo dell’Antartide lo portò a organizzare una sua spedizione: la Nimrod Expedition, mirata all’esplorazione del continente e al raggiungimento del Polo Sud. La spedizione fu finanziata con difficoltà e si svolse dal 1907 al 1909. Il campo base fu stabilito sull’Isola di Ross, vicino a quello della spedizione Discovery guidata da Scott. Shackleton riuscì a raggiungere importanti obiettivi, come la scalata del Monte Erebus e la scoperta del Polo Sud Magnetico. Tuttavia, il tentativo di raggiungere il Polo Sud fallì a causa di preparativi insufficienti e di problemi con l’attrezzatura. Shackleton e tre compagni arrivarono a soli 180 km dal Polo Sud prima di decidere di tornare indietro per salvaguardare le loro vite. Nonostante il fallimento nel raggiungere il Polo Sud, Shackleton detenne il primato di avvicinamento per tre anni.
LA SPEDIZIONE ENDURANCE
La sua impresa più famosa rimane, però, la Spedizione Endurance del 1914-1917, un’epica storia di sopravvivenza, coraggio e determinazione nell’affrontare le avversità più estreme. La spedizione di Shackleton per attraversare il continente antartico partì da Plymouth nel 1914, poco prima dello scoppio della Prima Guerra Mondiale. L’Endurance rimase intrappolata nella banchisa nel Mare di Weddell nel gennaio 1915 e venne stritolata dai ghiacci dopo quasi dieci mesi di deriva. Shackleton e il suo equipaggio, naufraghi alla mercè di uno degli ambienti più inospitali del nostro pianeta, iniziarono quindi la lotta per la sopravvivenza, affrontando stenti, sofferenze e sfide inimmaginabili. Nonostante le avverse condizioni meteorologiche e le difficoltà incontrate, comunque, Shackleton riuscì a organizzare il salvataggio di tutti i suoi uomini, dimostrando un coraggio straordinario e una leadership senza pari.
I LIBRI SULLA SPEDIZIONE ENDURANCE
Ora che abbiamo riassunto a grandi linee la vita di questo straordinario esploratore, veniamo a noi. Numerosi libri sono stati scritti per narrare le incredibili sfide affrontate da Shackleton e dal suo equipaggio durante questa spedizione leggendaria.
Endurance – L’incredibile viaggio di Shackleton al Polo Sud di Alfred Lansing è considerato il miglior resoconto della spedizione in assoluto. Il libro cattura l’essenza dell’impresa di Shackleton attraverso una narrazione avvincente e dettagliata. Lansing trasporta i lettori in un viaggio straordinario attraverso il gelo implacabile dell’Antartide, mentre Shackleton e il suo equipaggio lottano contro il freddo, la fame e l’isolamento per sopravvivere e trovare il loro cammino verso la salvezza. Avvincente come un romanzo, crudo come la realtà. Se volete dargli un’occhiata, lo trovate qui.
Sud – La spedizione dell’Endurance, invece, consiste nella pubblicazione del diario di bordo dello stesso Shackleton, che testimonia la terribile quotidianità di quei lunghi anni trascorsi in mezzo ai ghiacciai, a bordo di scialuppe, a piedi tra i monti. Un racconto duro, ma necessario per restituirci la verità di quanto accaduto. Se volete saperne di più, basta cliccare qui.
Ultimo, ma non per importanza, vi proponiamo Shackleton in Antartide, con le fotografie di Frank Hurley. Famoso fotografo e cineoperatore, Hurley partecipò alla spedizione di Sir Ernest Shackleton continuando a fotografare fino alla fine, nonostante le difficoltà, e catturando addirittura l’arrivo dei soccorsi e il salvataggio dei naufraghi di Elephant Island il 30 agosto 1916. Le sue fotografie costituiscono la testimonianza di una delle più incredibili odissee antartiche della storia e uno dei più impressionanti reportage fotografici di sempre. Trovate anche questo libro sul nostro eshop, cliccando qui.
Longitudine: storia di un orologiaio
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Longitudine
Cari lettori, quello che state per leggere è un articolo dedicato a un classico della letteratura marinaresca, ma non ci stupiremmo se, questa volta, foste totalmente ignari di chi sia il protagonista dell’opera. Oggi parliamo di John Harrison, di Dava Sobel e di Longitudine, un libro che vi farà venire voglia di riscoprire la storia della navigazione.
PARTIAMO DALLE BASI
Prima di parlarvi di Harrison, di Sobel e del libro in questione riteniamo opportuno fare un breve ripasso di due concetti fondamentali in geografia e, quindi, anche durante la navigazione: latitudine e longitudine. La latitudine è la distanza angolare di un punto dall’Equatore (che, infatti, ha latitudine 0°); la longitudine è, invece, la distanza angolare di un punto dal meridiano di Greenwich.
PROBLEMI DI CALCOLO
Nel 1714 il governo britannico, che faceva della sua marina un grande vanto, si rese conto che c’era qualche problema con i sistemi di calcolo durante le navigazioni. Se, infatti, la latitudine era semplice da calcolare grazie alla posizione del Sole e della stella polare, non si poteva dire lo stesso della longitudine. Il calcolo della longitudine era impreciso, spesso errato, con conseguenze disastrose. Un calcolo sbagliato poteva, infatti, portare a naufragi e perdite umane. Per questo motivo si rese necessario trovare un metodo per misurarla correttamente. Come? Attraverso quello che oggi definiremmo un bando di gara.JOHN HARRISON
Ed è a questo punto della storia che entra in campo John Harrison, l’orologiaio autodidatta che ha cambiato per sempre le sorti della navigazione. John, figlio di un falegname, era un grande appassionato di meccanica e ingranaggi e ne diede prova già a 20 anni quando, senza alcuna esperienza, realizzò un orologio funzionante interamente in legno. Da allora cercò di affinare sempre di più le sue capacità, finché si imbatté nel concorso indetto dal governo britannico: si offrivano ventimila sterline a chi avesse trovato un modo per semplificare e perfezionare il calcolo della longitudine.IL PRIMO CRONOMETRO MARINO
Gli ci vollero cinque anni di studio, ma alla fine John riuscì a realizzare un cronometro marino caricato a molla in grado di calcolare anche in mare aperto l’esatta longitudine della nave sulla quale era stato installato. Tuttavia la prima versione del suo cronometro, chiamato H1, era decisamente ingombrante e pesava oltre 35 kg. Anni dopo, la versione H4 raggiunse la perfezione, ma il governo gli pagò solamente la metà del premio stabilito, imponendogli di produrne altre due copie identiche. Harrison, ormai anziano, si mise al lavoro sul modello H5 e commissionò a un collega (Larcum Kendall) la produzione della seconda copia, che sarà poi chiamata K1. Il risultato? Harrison non riscosse mai il premio per intero, ma la sua geniale invenzione cambiò per sempre la storia della navigazione: pensate che il K1 venne utilizzato persino dal celeberrimo James Cook nelle sue esplorazioni dell’Oceano Pacifico!
DAVA SOBEL
Dava Sobel, divulgatrice scientifica, ha raccontato questa storia straordinaria e incredibilmente poco conosciuta nel suo saggio Longitudine. Disponibile alla Libreria del Mare, quest’opera ci permette di conoscere a fondo la genialità di Harrison, le fatiche e gli ostacoli incontrati sul suo cammino e quanto il suo lavoro abbia cambiato la storia della navigazione. Se volete dare un’occhiata al classico di Dava Sobel, cliccate qui. Per saperne di più sui viaggi di James Cook, invece, potete sbirciare i suoi diari di bordo cliccando qui.Giovanni Malquori e il suo sogno sostenibile
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Giovanni Malquori
Cari lettori, diverse volte nel corso degli anni vi abbiamo raccontato di circumnavigazioni del globo e di persone decise a lasciare tutto per viaggiare. Può essere che qualche volta abbiate pensato che questa narrazione fosse un po’ semplicistica, anche manchevole. Mollare tutto per girare il mondo pare un’impresa possibile solo partendo da una condizione di grande privilegio, inutile nasconderlo. Ma è davvero così? Per questo motivo vogliamo parlarvi di Giovanni Malquori e del suo sogno sostenibile.MOLLARE TUTTO?
Giovanni Malquori, musicista e padre, era soddisfatto sia del suo lavoro sia della sua famiglia. Tuttavia, un sogno lo teneva sveglio di notte, un desiderio bruciante che non lo abbandonava mai: fare il giro del mondo in barca a vela. Pur essendo anche appassionato di mare e di navigazione, Giovanni non considerava di buon occhio l’opzione mollo tutto e parto a bordo della mia barchetta: non aveva alcuna intenzione di lasciare il suo lavoro e la sua famiglia, ma nemmeno di rinunciare al suo sogno… Così Malquori ha trovato un buon compromesso: un giro del mondo a tappe.
L’ATLANTICO
Il primo passo è stato quello di muovere la sua Papayaga dalle coste di Anzio all’Oceano Atlantico. Giovanni pensava quasi di vendere la barca alla fine della traversata, accontentandosi di questa parte di esplorazione, ma il destino (oltre alla famiglia, agli amici e ai collaboratori!) gli ha sorriso. La scuola di musica (da lui fondata appositamente per avere un lavoro più flessibile) ha imparato a camminare da sola e la sua famiglia ha deciso di seguirlo nella sua impresa durante i periodi di vacanza.L’anno successivo ho proposto ai bambini di fare le vacanze di Natale ai Caraibi, per vedere l’isola dove era stato Jack Sparrow. Erano entusiasti. Da lì in poi sono stati loro a chiedermi: “La prossima volta dove andiamo?” Era come avere una casa delle vacanze itinerante: papà la sposta e i bimbi la raggiungono.
IL PACIFICO
Dieci anni dopo l’Atlantico è stata la volta del Pacifico. Giovanni, che a questo punto aveva due figli maggiorenni e un neonato avuto con la nuova compagna, ha continuato a viaggiare portando con sé la sua famiglia. Il suo terzo figlio ha fatto il suo primo bagno a Bora Bora, alla faccia di chi credeva che questa scelta fosse egoista. E così, quello che sembrava un compromesso, quasi un ripiego – questo giro del mondo a tappe – è diventato la realizzazione del suo sogno, sostenibile sia dal punto di vista economico sia a livello di gestione del lavoro e della famiglia.IL LIBRO
Troverete tutto questo e altro ancora nel libro Il sogno sostenibile, che ha vinto il Premio Marincovich nel 2018. Tra le pagine prende forma un concetto che sta alla base di tutte le scelte compiute da Giovanni: non è mai troppo tardi per inseguire i propri sogni, meglio se sostenibili! Se volete dare un’occhiata a Il sogno sostenibile, basta cliccare qui!Presentazione del libro “Cento giorni nel Tirreno”
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Evento in libreria
Mercoledì 25 ottobre 2023 Davide Besana presenta presso La Libreria del Mare il libro Cento giorni nel Tirreno, edito da Nutrimenti. Davide, skipper e vignettista di indubbio talento, ha già pubblicato numerosi volumi sulla nautica. Solo per citare quelli pubblicati sempre da Nutrimenti, ricordiamo 52 idiozie da non fare in barca, L’ABC della vela, Vela – Istruzioni per l’uso e Tontopedia Navalis, scritto a quattro mani col simpaticissimo Lele Panzeri.CENTO GIORNI NEL TIRRENO
In compagnia di Giuseppe La Scala, armatore e filantropo, Besana ci racconta i suoi cento giorni in barca nel Mar Tirreno. Questo suo nuovo libro è un diario di bordo sapientemente illustrato ad acquerello, con cui Davide ci accompagna alla scoperta di duemila miglia di un litorale noto, di cui riscopre emozioni e colori grazie a una lenta e per lo più solitaria navigazione. Nelle soste del suo viaggio ha visitato porti e paesi, partecipato a regate, presentato i suoi libri e tenuto lezioni di vela e di disegno ai ragazzi affidati a Save the Children e alla Lega Navale Italiana. Per trasmettere la passione per il mare, ma anche l’importanza di saper comunicare e fare le cose insieme. Per dare un’occhiata a Cento giorni nel Tirreno, basta cliccare qui. Se, invece, vuoi sbirciare altre opere (letterarie e non) di Davide Besana, clicca qui.Emilio Delfino, navigatore cartografo
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Emilio Delfino
Cari lettori, come sapete alla Libreria del Mare non si trovano solo libri, ma anche carte nautiche, stampe, dipinti e un’ampia selezione di oggetti che potremmo definire sea related. In questo articolo, dunque, vogliamo raccontarvi qualcosa di un autore a cui siamo molto legati, che era anche cartografo e pittore: Emilio Delfino.UN ECLETTICO
Emilio Delfino non si considera un artista e neanche grafico o illustratore, ma piuttosto un artigiano, nel senso alto, umanistico, della parola. Uno spirito rinascimentale, un personaggio eclettico che nella nostra era di iperspecializzazione si ostina a non separare arte e scienza, competenza tecnica e piacere dell’avventura, creatività e manualità.
Queste parole, che si possono leggere sul sito di Emilio, ben descrivono la sua personalità e il suo progetto.
LA CURA DEL DETTAGLIO
Una delle peculiarità del lavoro di Delfino era l’attenzione al dettaglio, quasi maniacale. Per la realizzazione delle sue opere, e cioè portolani, carte nautiche e diari di viaggio, Emilio non solo si metteva sempre in viaggio in prima persona, ma raccoglieva una quantità enorme di materiali di ogni tipo. Disegnava dal vero e scattava numerose fotografie in sequenza, per non perdersi neanche un particolare. Molte sue opere riportano, infatti, non solo i profili delle coste, ma anche le vedute prospettiche delle città.I DIARI DI VIAGGIO
Esempio lampante delle qualità poliedriche di Emilio Delfino sono i suoi diari di viaggio, corredati dagli schizzi dei dipinti, dei monumenti e delle architetture che ha potuto ammirare in tutto il mondo durante i suoi viaggi per mare e per terra. Per dirlo a modo suo:Che il viaggio si trasformi per i posteri in storia è uno di quei giochi del destino che fa sopravvivere il Diario del viaggiatore alle distruzioni che il tempo opera sulle cose
DELFINO ALLA LIBRERIA DEL MARE
Le creazioni di Delfino, ovviamente, sono esposte e conservate nei più celebri musei navali (e non solo) d’Italia e d’Europa. La Libreria del Mare è fra le pochissime botteghe che dispone di alcune sue opere in vendita. Per sapere quali, potete passare a trovarci in negozio o consultare il nostro e-commerce cliccando qui.Presentazione del libro “Parentesi atlantica”
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