La fame di queste poesie è fame di libertà, di consapevolezza, soprattutto di curiosità. Una fame che non si sazia e che, come il mare, non conosce sosta.
Una giovinezza senza età ‒ uno stato dell’essere più che un dato ‒ colta nel suo costante movimento, nella sua inafferrabile inquietudine: da un divano di casa fa sosta al tavolo di un bistrot per salpare verso un porto sull’Atlantico e le maree d’Irlanda dove “i navigatori sono santi”.
La voce di Danila Giancipoli parla questa lingua; nelle sue poesie la dimensione intima lentamente si fa ampia, in un accordo continuo tra il dentro e il fuori, perché questa è la condizione del viaggio, tema centrale della raccolta: il noto che portiamo con noi si mescola all’ignoto che incontriamo, in un processo di svelamento continuo.
In ogni parola scelta non si avverte costruzione o artefatto, ma solo una sincerità che culla, uno slancio che trascina e incanta come una risacca, o una tempesta lontana.
Edizione: 2026