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Home / Blog / News / Carlo Borlenghi, lo sguardo che rendeva visibile il vento

Carlo Borlenghi, lo sguardo che rendeva visibile il vento

Il ricordo della Libreria del Mare per un maestro della fotografia nautica, ma soprattutto per un amico che per decenni ha condiviso con noi libri, calendari e incontri. Come si saluta chi, per una vita intera, ha saputo rendere visibile il vento? Il 3 agosto 2026 il mondo della vela ha perso Carlo Borlenghi, scomparso […]

Il ricordo della Libreria del Mare per un maestro della fotografia nautica, ma soprattutto per un amico che per decenni ha condiviso con noi libri, calendari e incontri.

Come si saluta chi, per una vita intera, ha saputo rendere visibile il vento? Il 3 agosto 2026 il mondo della vela ha perso Carlo Borlenghi, scomparso improvvisamente a settant’anni nella sua Bellano, sul Lago di Como. Per oltre quattro decenni le sue fotografie hanno accompagnato le più importanti regate internazionali, fissando nella memoria collettiva barche, uomini, onde e imprese che altrimenti sarebbero trascorse davanti ai nostri occhi con la rapidità di una raffica.

Per La Libreria del Mare, tuttavia, Carlo non era soltanto uno dei più autorevoli fotografi di vela al mondo. Era un amico, una presenza familiare e il protagonista di una collaborazione durata decenni.

Dagli inizi sul lago alla vela internazionale

Carlo Borlenghi era nato a Bellano nel 1956. Aveva cominciato fotografando le regate locali sul Lago di Como e, ancora giovane, la collaborazione con la rivista Uomo Mare Vogue gli aveva aperto le rotte dei maggiori appuntamenti nautici internazionali.

Nel 1983, a ventisette anni, seguì a Newport la campagna di Azzurra, prima sfida italiana all’America’s Cup. Da quel momento il suo obiettivo attraversò la storia moderna della Coppa: fotografò Italia, Il Moro di Venezia, Luna Rossa e Alinghi, diventando anche fotografo ufficiale della competizione. Dai solenni 12 Metri delle prime campagne alle velocissime barche volanti dell’era dei foil, pochi osservatori hanno seguito così da vicino e con tanta continuità l’evoluzione della vela agonistica.

Il suo lavoro andava ben oltre l’America’s Cup. Borlenghi raccontò le regate Rolex, la Whitbread e la Volvo Ocean Race, le traversate e le imprese oceaniche di Giovanni Soldini, la Barcolana e numerosi altri eventi che hanno segnato la storia recente della navigazione a vela. Eppure, elencare le manifestazioni che aveva seguito non basta a spiegare la grandezza del suo lavoro.

Il fotografo che conosceva le barche

Carlo non si limitava a osservare una regata dall’esterno. Conosceva le barche, le manovre e il vento abbastanza profondamente da intuire ciò che sarebbe accaduto un istante dopo: il momento in cui la prua avrebbe sollevato uno spruzzo, la vela si sarebbe riempita, due scafi si sarebbero incrociati o lo sguardo di un timoniere avrebbe rivelato la tensione della gara.

Era questa conoscenza, insieme alla straordinaria padronanza tecnica, a dare alle sue fotografie una forza tanto riconoscibile. Nei suoi scatti la vela non appariva mai immobile: anche quando l’immagine fermava una frazione di secondo, si continuavano quasi a percepire il rumore dell’acqua, la pressione del vento e lo sforzo degli equipaggi.

Le sue fotografie non si sono limitate a documentare la storia della vela. In molti casi sono diventate esse stesse il modo attraverso cui quella storia viene ricordata.

Carlo Borlenghi e La Libreria del Mare

Il nostro rapporto con Carlo si svolgeva su una rotta più raccolta e quotidiana, fatta di libri, calendari, fotografie e incontri. Ogni anno ci forniva i suoi calendari dedicati al mare, che esponevamo e vendevamo in libreria, insieme ad alcuni suoi libri fotografici. Erano opere capaci di portare sulle pareti e negli scaffali dei nostri lettori la luce, il movimento e l’energia delle grandi regate.

Non erano semplicemente prodotti da collocare in vendita. Dietro ogni consegna c’era un rapporto personale consolidato dal tempo, uno scambio tra persone unite dalla stessa passione per il mare e per tutto ciò che può raccontarlo. La pubblicazione annuale di libri e calendari dedicati alla nautica era, del resto, una parte importante del lavoro con cui Carlo continuava a diffondere la cultura e le immagini della vela.

Una volta all’anno ci invitava inoltre all’esposizione organizzata nel cortile della casa di ringhiera di Via Lazzaro Spallanzani, a Milano, dove ha sede il suo studio. Ricordiamo quel cortile come un approdo nel cuore della città: uno spazio raccolto nel quale le immagini del mare trovavano casa fra i ballatoi e le mura milanesi. Andare a trovare Carlo significava uscire per qualche ora dalla consuetudine del lavoro e ritrovarsi davanti alle sue fotografie, ascoltando i racconti che portavano con sé.

Lo Studio Borlenghi ha ancora sede al numero 16 di Via Lazzaro Spallanzani, ma per noi quell’indirizzo rimarrà soprattutto legato all’accoglienza di Carlo e a quegli appuntamenti divenuti, anno dopo anno, una piccola tradizione.

Un patrimonio affidato alle immagini

I riconoscimenti ricevuti nel corso della carriera raccontano soltanto una parte della sua importanza: dal Grand Prix Professionnel de la Photo de Mer al premio Omega come miglior fotografo sportivo, fino alla targa conferitagli nel 2007 dal Presidente della Repubblica Giorgio Napolitano per la sua lunga attività in favore del mondo della vela.

A testimoniare davvero ciò che Carlo lascia sono però le sue immagini. Un archivio immenso nel quale la vela appare in tutte le sue forme: competizione e avventura, eleganza e fatica, precisione tecnica e improvvisa meraviglia.

Chi lo ha conosciuto ricorda anche l’uomo che stava dietro l’obiettivo: colto, ironico, instancabile, perfezionista e, nonostante la fama internazionale, capace di mantenere un rapporto diretto e generoso con le persone. Così lo hanno salutato anche gli amici di Luna Rossa, la squadra della quale era diventato parte integrante. Noi della Libreria del Mare lo ricorderemo anche attraverso quei calendari che arrivavano puntuali, i libri passati dalle sue mani alle nostre e gli incontri nel cortile di via Spallanzani.

Da oggi quelle immagini avranno inevitabilmente un significato diverso. Continueranno a mostrarci il mare e le barche, ma ci parleranno anche dell’uomo che sapeva aspettare il momento giusto per premere il pulsante di scatto e trasformare un istante in memoria.

Buon vento, Carlo.

E grazie per aver navigato insieme a noi per così tanti anni.

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