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Racconti di mare: "Centuri" - Storie del porto di Giampaolo Cantini

Racconti di mare: Centuri

CENTURI

di Giampaolo Cantini

Racconto gentilmente concesso da “Storie del porto

 

 

La primavera in Corsica era così: da un giorno all’altro il Maestrale finiva di battere la costa e il cielo, prima terso come l’acciaio, diventava di un azzurro più tenue; la temperatura si addolciva e si affacciavano le prime rondini.

Tra poco gli uomini avrebbero rimesso in mare le barche da pesca e ricominciato a calare i lunghi palamiti con cui prendevano dentici grandi e saporiti.

 

Anna era di Centuri, il primo paesino a nord ovest di Capo Corso, poche case su un minuscolo golfo con un porticciolo per gozzi, riparato a ovest da un isolotto su cui le onde frangono urlando quando c’è vento forte da ovest.

La madre, Marcella, era italiana, di Monfalcone, arrivata lì in vacanza molti anni prima e mai più ripartita, perché si era sposata con Xavier, marsigliese, che era stato sottufficiale alla Legione Straniera di Calvi, anche lui mai più ripartito.

La stagione che preferiva era l’autunno, quando in paese rimaneva un centinaio di abitanti, l’aria diventava fredda e leggera e si andava in montagna a raccogliere le castagne con cui fare la marmellata e i funghi da mettere sottolio per l’inverno. In mare gli uomini pescavano i calamari e nelle strade si facevano tavolate tra vicini, che erano quasi tutti imparentati. Non si muoveva quasi mai dal paese, neanche per andare a Bastia, che pure distava solo mezz’ora in automobile.

La vita scorreva così da quando Anna poteva ricordare, da sempre.

 

Quell’anno la stagione turistica era iniziata presto e dalla metà di maggio, al ristorante che gestiva vicino al porticciolo, era iniziato un flusso di turisti che si litigava le case del piccolo villaggio. La confusione non piaceva agli abitanti, ma sarebbe finito tutto con l’arrivo delle prime piogge di settembre. Tanto valeva aspettare.

Una sera, quasi alla chiusura del ristorante, era rimasto un tavolo con tre uomini. Al momento di pagare quello con i capelli rossi le aveva messo i  soldi contati in mano e, mentre lo faceva, aveva esitato con la mano nella sua, guardandola negli occhi.

Sentì un tuffo al cuore che non seppe spiegarsi.

Cosa poteva avere quello sconosciuto per smuoverla così?

Si sentì quasi offesa da quella emozione inaspettata e arrossì con una vampata, si girò di scatto e tornò all’interno a passo svelto.

Il paese era minuscolo e non c’era modo di evitarsi. il giorno dopo lo rincontrò al bar e poi di nuovo al ristorante. Tutte le volte il cuore le saltava in gola, non lo sopportava.

Alla fine pensò che l’unico modo di liberarsi di quella emozione assurda era assecondarla ed accettò la corte che le faceva l’uomo.

Racconti di mare: "Centuri" - Storie del porto di Giampaolo Cantini - Tramonto
© Giampaolo Cantini

Dopo due giorni fecero l’amore al tramonto, in cima ai calanchi sopra il Faro di Capo Corso . Anna non aveva fatto sesso molte volte in vita sua: un compagno di classe al liceo, un amico del cugino e un inglese in gita scolastica di cui non ricordava neanche il nome. Semplicemente non rientrava tra i suoi interessi, tra le sue priorità.

 

Furono due settimane intense e selvagge. Gli mostrò i suoi posti preferiti e in quasi tutti si amarono senza reticenze.

 

Al momento della partenza lui aveva gli occhi lucidi; si promisero di scriversi e di rivedersi il prima possibile. Lei avrebbe avuto il suo posto a casa di lui quando avrebbe voluto e senza limite di tempo. Si baciarono lungamente, poi lei lo guardò negli occhi, si girò e si incamminò verso casa senza voltarsi.

La mattina dopo si alzò di buon’ora come era sua abitudine e si incamminò verso la montagna; aveva perso sin troppo tempo, adesso era ora di darsi da fare: i primi asparagi selvatici stavano spuntando.

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