barche a venezia – noi e la vogalonga

20,00

Autore: ugo pizzarello – antonio mauro

ISBN: 8876620087

Esaurito

Descrizione

Raro esemplare della prima edizione delle Edizioni L’Altra Riva del 1984 in ottimo stato di conservazione. In-8 oblungo, legatura editoriale con copertina rigida cartonata bianca illustrata a colori; 72 pp., con numerose illustrazioni a colori nel testo.

Noi e la Vogalonga (di Antonio Mauro)

Non si poteva andare avanti così. Circolare per la Laguna di Venezia poco più di dieci anni or sono faceva toccare con mano il significato vero della decadenza di un costume radicato e peculiare di una città peculiare e tradizionalista come è Venezia. Le rarissime barche a remi circolavano in mezzo a motoscafi, fuoribordo e natanti a motore di ogni genere e apparivano anacronistiche agli occhi dei motorizzati quanto piroghe cariche di palafitticoli o carri da buoi nel centro di una metropoli, tanto da diventare oggetto di dileggio.

Eppure, e se ne ricordavano benissimo persone ancora giovani, non molto tempo prima non era così. L’uso della barca a remi, al di là delle necessità per i trasporti pratici, faceva parte dell’elemento quotidiano dei veneziani anche come mezzo di divertimento non strettamente sportivo.

Ma il fuoco covava sotto la cenere: non era possibile che in un breve volgere di tempo una tradizione millenaria fosse sparita senza lasciare altre tracce che un gruppetto sparuto di irriducibili. La conoscenza della voga rimaneva latente nello spirito dei veneziani e aspettava solo un’occasione per risorgere.

E’ questo spirito di attaccamento alla tradizione e di forte senso di identità cittadina che la Vogalonga ha avuto il merito di risvegliare nell’animo dei veneziani, facendo sì che un aspetto importante del costume della città unica al mondo traesse nuovo impulso e da questi “nuovi” veneziani la pratica della voga seguiterà, ci si augura, ad ottenere continuità di dedizione e impegno ad esercitarla come elemento vivo delle caratteristiche più salienti della propria quotidianità, fino a quando ci sia acqua a Venezia e una barca vi galleggi.”

Barche a Venezia (di Ugo Pizzarello)

La barca in laguna nasce come mezzo per comunicare all’interno di un protetto specchio acqueo costellato da isole abitate.

Trasportare cose, informazioni e lavoro era la funzione primaria e l’oggetto via via si specializzò e si concretizzò in tipologie diversificate e in morfologie sempre più complesse, divenendo lo strumento essenziale nella realizzazione di Venezia, città continua e “galleggiante” su numerose isole. E’ proprio la barca, questo umile mezzo, il momento coagulante di tutto il complesso urbano, dando continuità spaziale tra il dedalo viario e quello acqueo, compenetrati capillarmente.

Era impensabile realizzare la barca come elemento avulso dal contesto architettonico; essa, infatti, proietta nel tempo una continuità di linguaggio formale e cromatico inscindibile dal grande manufatto cittadino ed è al tempo stesso una scultura nella macro scultura urbana, ma anche un intenso momento cromatico che gioca in armonie tonali con tutto il paesaggio, immerso tra realtà e miraggio, vibrante di fantasiosi riflessi acquei.

La barca era l’arredo urbano e come tale aveva la funzione di arricchire con la sua dinamica presenza gli spazi d’acqua, del sistema viario principale.

Questi sono i molteplici fattori che fanno della barca veneziana un oggetto quasi enigmatico, non immediatamente comprensibile, perché i segnali emanati sono la somma di numerosi valori storici e culturali stratificati e interferenti, gli stessi che pervadono la città.

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