Racconti di mare: Tortilla - Storie del porto di Giampaolo Cantini - Nuvole

Racconti di mare: Tortilla

#lestoriedelcatamarano

TORTILLA

di Giampaolo Cantini

Racconto gentilmente concesso da “Storie del porto

 

 

“Ci serve un inverter nuovo! Vai a cercarlo a Gibilterra mentre faccio il tagliando ai motori. Dobbiamo partire entro domani ed è meglio che sia a posto” disse l’uomo con tono deciso.

“Portati il passaporto, il foglio con le specifiche e il cellulare, se ti servissero altre informazioni”.

“Vado, a dopo” rispose brevemente la donna, contenta di allontanarsi per qualche ora dal cantiere a cielo aperto che era diventato il loro catamarano.

 

Quel giorno le toccava arrivare a Gibilterra, ossia superare a piedi i grandi spiazzi che ospitavano i camion in attesa di fare dogana, i gabbiotti con le guardie indaffarate a controllare documenti, il posto di frontiera tra la Spagna e l’Inghilterra e poi, in qualche modo, arrivare alla zona industriale dall’altra parte.

 

Racconti di mare: Tortilla - Storie del porto di Giampaolo Cantini - Architettura
© Giampaolo Cantini

Era un posto surreale: palazzi moderni accanto a baracche, accanto a villini liberty; negozi di tutti i tipi nella zona franca: gioiellieri, abbigliamento, profumi, persone di tutte le nazionalità, ma soprattutto pensionati inglesi vestiti in modo pacchiano alla ricerca di un mitologico sole mediterraneo.

Fortunatamente non ci mise molto a trovare il suo pezzo e, dopo un pranzo a base di fish and chips in un bar sul corso, all’inizio del pomeriggio era di nuovo a bordo.

 

Erano in sosta a La Linea de la Concepciòn, la parte spagnola adiacente a Gibilterra, in attesa di fare il primo salto in Oceano Atlantico dopo il Mediterraneo, verso le Canarie e poi più in là. Erano fermi da qualche giorno a riparare piccoli guasti al loro catamarano, che aveva fatto la stagione di charter ed era ripartito dalla Sardegna senza il tempo di fare manutenzione.

Percorrevano i piazzali vuoti più volte al giorno per arrivare ai vari chandler e comprare i pezzi che di volta in volta servivano. Alla fine della giornata erano esausti.

 

Per dare un po’ di colore a quella sosta nel deserto andavano a prendere l’aperitivo in un bar container con veranda in mezzo al piazzale più vicino ai pontili del diporto. Vermouth bianco, che in Andalusia chiamano manzanilla per lei, gin tonic per lui.

 

Quella sera arrivarono più tardi del solito. Il bar-container era quasi vuoto. Presero il loro drink e si sedettero accanto a due amiche spagnole, una mora e una bionda, che bevevano gin tonic parlando fitto fitto.

Dopo la lunga passeggiata della mattina e aspettandosi una sveglia all’alba, la donna era di pessimo umore, ma non voleva farlo vedere.

 

Sorseggiava con calma la sua manzanilla quando, attratta dalle risate vicino a lei, si girò e  trovò suo marito che parlava con le signore del tavolo accanto nel suo spagnolo pedestre, ma pieno di vitalità. Stavano scambiandosi ricette di cucina e le due amiche si  soffermavano sui tempi da dedicare alla tortilla con patatas. La mora era per una soluzione devota: bisognava mischiare le uova per il tempo di un paternostro e girare la tortilla dopo un’avemaria o qualcosa del genere. La bionda, invece, era per mischiare giusto il tempo di una sevillana, un flamenco andaluso che non esitò a mettere rumorosamente in scena per gli astanti.

 

Non aveva voglia di parlare e non aveva voglia che quelle due donne rumorose piene di denti e di risate parlassero con suo marito in quel modo, ma non aveva la minima intenzione di  dare soddisfazione né a lui né a loro passando per scontrosa. Si limitò, quindi, ad un sorriso ebete e condiscendente, mentre i tre parlavano e ridevano come se si conoscessero da anni.

Raccontarono che erano imbarcate a loro volta su di un catamarano con un comandante americano di origini turche, che avevano fatto una cambusa degna di un ristorante di livello, che erano via per un anno sabbatico e che anche loro erano dirette verso i Caraibi.

Lui gli raccontò del loro lavoro (ma non si fa mai gli affari suoi questo), della figlia piccola rimasta a casa e della prossima traversata.

 

Alla fine del terzo gin tonic si scambiarono il numero di telefono, ripromettendosi di incontrarsi tutti insieme durante il tragitto. Lei avrebbe voluto sciogliere l’allegro trio  nell’acido, ma per quella volta si trattenne e salutò sorridendo, mentre si avviavano verso la loro barca.

Con la scusa che il marito russava e lei non riusciva a recuperare tra un turno di navigazione e l’altro, si era riservata una cabina tutta per sé. La stava bramando come una coca cola nel deserto sin dalla mattina.

Prima dell’alba, in silenzio, si alzò. Prese il cellulare del marito dal tavolo della dinette, mise il numero delle spagnole tra gli indesiderati e sostituì il contatto con un numero a caso. Poi tornò a dormire.

 

Racconti di mare: Tortilla - Storie del porto di Giampaolo Cantini - Oceano
© Giampaolo Cantini

La mattina seguente si alzarono di buon’ora: li aspettavano 500 miglia tutte dritte e una perturbazione che prometteva vento contrario di lì a poco. Avrebbero deciso durante la strada se riparare in Marocco oppure proseguire.

Mentre facevano le pratiche di uscita all’ufficio posto all’imboccatura del porto, videro passare, in fila con le altre barche, il catamarano dell’americano-turco che si avviava verso il mare aperto con le due amiche ciarliere sulla prua.

Le salutò con il polso fermo e un gesto della mano simile a quello della Regina Elisabetta.

Tag: , , ,

Lascia un commento

Restiamo in contatto!
Compila il form per ricevere la nostra newsletter

* campo obbligatorio

 

logo sernicola sviluppo web milano