Racconti di mare: Non vi allontanate - Storie del porto di Giampaolo Cantini

Racconti di mare: Non vi allontanate

NON VI ALLONTANATE

di Giampaolo Cantini

Racconto gentilmente concesso da “Storie del porto

 

 

“Non vi allontanate, non strillate, non tiratevi la sabbia, non fate il bagno da soli, non fate a botte” disse l’uomo, mentre spalmava di crema due bambini, un maschio e una femmina di circa 9 e 10 anni.

Sul lettino accanto a lui una ragazza visibilmente più giovane prendeva il sole con grandi occhiali scuri ed un costume minuscolo.

Il sole di luglio non dava scampo quel giorno e tutti si erano riversati al mare.

Il grande  stabilimento balneare di legno bianco sembrava la tolda di una nave degli Anni Cinquanta. Dietro al bancone del bar, alcuni ragazzi erano  indaffarati a servire bibite ghiacciate per le decine di tavolini seminati intorno, con persone di tutte le età in occhiali da sole e costume, marchiati dai tatuaggi più disparati.

Dagli altoparlanti una musica fastidiosa e tutta uguale copriva il rumore delle onde e dei gabbiani e il vocio dei bagnanti.

“Ma non toccavano a tua moglie questo weekend?” chiese la ragazza, senza aspettare che  i bambini fossero sufficientemente  lontani.

“No. Luglio è tutto nostro… Ma tu non preoccuparti: ci penso io!”

“Non pretenderai che ci pensi io, spero”.

L’uomo rivolse gli occhi al cielo e si appoggiò alla sdraio con un quotidiano sportivo in mano.

Un vago senso di angoscia non gli dava pace, ma non riusciva a coglierne la causa e, soprattutto, evitava di pensarci. Si immerse nella lettura.

Racconti di mare: Non vi allontanate - Storie del porto di Giampaolo Cantini - Macchia mediterranea
© Giampaolo Cantini

Dietro lo stabilimento, la duna sabbiosa coperta di macchia mediterranea resisteva eroicamente all’assedio degli stabilimenti che, per fortuna, durava solo poche settimane l’anno.

Di fronte a lui, sul bagnasciuga, la figlia iniziò a tirare i capelli ad un’altra bambina, mentre il fratello urlava come un gabbiano. L’uomo fece finta di niente e alzò il giornale sulla faccia a mo’ di sbarramento.

 

Sotto l’ombrellone accanto, due uomini con capelli e barba curatissimi parlavano animatamente a bassa voce; la vicinanza faceva arrivare brandelli di discorso.

“Lo so che tu hai lasciato il tuo compagno, ma io non so come dirglielo. Devi considerare che ci sono anche i ragazzi, è una cosa delicata”.

“Sarà delicato, ma stiamo insieme da quattro anni e ancora viviamo in clandestinità!”

“Sì, ma lei non se lo aspetta e poi vivo ancora a casa sua”

“Appunto! Non pensi che sia ora di fare chiarezza? Anche perché tua moglie si sarà fatta delle domande… Da dove provengono i regali che ti faccio… o no?”

“Ma sì, ma vedi… Lei pensa che sia una zia che ha sempre avuto un debole per me che mi vizia… Per quello non c’è problema”.

“Il problema c’è per me, però!”

 

Adesso era intervenuta la madre della bambina con i capelli tirati, che aveva separato le due belligeranti e cercava i genitori della piccola lottatrice, trattenendola per il braccio mentre lei piangeva e si dimenava, mentre il fratellino indicava il padre sulla sdraio.

Vistosi scoperto, l’uomo si alzò e gli andò incontro sulla sabbia rovente, alzando la voce. Riprese i figli che piangevano, diede un’occhiata all’ombrellone e li mise a giocare a distanza di sicurezza. La ragazza sul lettino non mosse un muscolo.

Tornando alla sua sdraio passò davanti ai vicini e vide che ne era rimasto solo uno, che guardava immobile verso l’orizzonte una barca a vela che andava verso sud.

Vide che aveva gli occhi umidi sotto  gli occhiali da sole, ma forse fu solo una sua impressione.

Giampaolo Cantini, Storie del porto

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