Lavrion, Meltemi - Storie del porto di Giampaolo Cantini

Racconti di mare: Meltemi

MELTEMI

di Giampaolo Cantini

Racconto gentilmente concesso da “Storie del porto

 

 

“Come è possibile che il supermercato sia ancora chiuso? Qui in Grecia non avete proprio voglia di lavorare”.

“Veramente il mio negozio è aperto, come può vedere! Adesso è l’ora di pranzo e riapriranno alle quattro”.

Rispose al giovanotto bielorusso la giovane proprietaria del negozio di ricambi nautici.

Il giovanotto faceva parte del fiume di turisti che passava da Lavrion in estate, quando il Meltemi soffia forte sulle rocce arroventate e sulle persone.

 

Lavrion, Meltemi - Storie del porto di Giampaolo Cantini
© Giampaolo Cantini

La piccola città era agitata da una attività incessante ad ogni ora del giorno; musica tutta uguale usciva dagli altoparlanti dei bar, impedendo di ascoltare il rumore del mare e dei gabbiani. Una moltitudine di ragazzi servivano ai tavoli vino e birre fresche nella taverne sul porto, prendendo le comande e correndo a razzo verso la cucina in un viavai costante.

Nei bed and breakfast un altrettanto incessante andirivieni di persone puliva e faceva cambi di biancheria, accoglienze e saluti; lo stesso negli alberghi,  nei supermercati, nelle boutique… Nessuno si faceva domande. Tutti correvano e cercavano di superare al meglio la stagione estiva per arrivare al lungo inverno, quando  sarebbe tornata la pace.

 

Oltre il promontorio il tempio di Nettuno, maestoso testimone dell’incuranza del tempo. Sull’orizzonte una muraglia di pale eoliche enormi come un esercito di automi di guerre stellari disegnava il crinale della collina.

 

In uno dei tavernaki sul porto una donna osservava dalla cassa una famiglia di tedeschi sovrappeso, che stava finendo di mangiare il suo gyros. Anche lei era leggermente sudata per il gran caldo e indossava un  vestito a fiori che scopriva  la scollatura. Era impaziente: i tedeschi stavano prendendosela comoda, mentre la fila di chi aspettava il proprio turno continuava a crescere.

La famiglia finalmente si alzò e, pagando alla cassa, si lamentò in cattivo inglese del prezzo, che era comunque modesto anche per la Grecia. La donna non si scompose: indicò il menù e pretese il suo pagamento.

Agli altri tavoli altre famiglie e ragazzi: ungheresi, romeni, ucraini, italiani, inglesi pranzavano, parlando e scherzando rumorosamente.

 

La città aveva conosciuto una spinta urbanistica pochi anni prima, quando era stata scelta come porto di partenza principale per tutte le navi verso le Isole Cicladi; poi, per un errore progettuale, la nuova banchina non era mai potuta entrare in funzione e questo aveva lasciato scheletri di cemento armato e palazzine vuote disseminate qua e là.

 

Lavrion, Meltemi - Storie del porto di Giampaolo Cantini
© Giampaolo Cantini

Un doppio suono di sirena annunciò l’ingresso in porto del traghetto per l’isola di fronte; l’attività si fece ancora più frenetica, come un formicaio che si prepara ad un attacco di termiti. Adesso la donna dirigeva il traffico dei camerieri come il  comandante di una nave a vela durante una tempesta. Dopo poco finalmente la coda dei clienti della taverna iniziò a diminuire.  L’ora di punta per quel giorno era passata.

 

Sotto la pergola era rimasta una coppia con un bambino: pranzavano silenziosamente con insolita grazia. Non erano rumorosi e colorati come altri turisti, ma erano magri e vestiti di scuro. Era una delle famiglie siriane ospitate al centro di accoglienza distante pochi chilometri dalla cittadina.

Quando ebbero finito chiesero il conto, pagarono e si avviarono camminando sotto il sole verso la loro base.

 

Il sole era ancora alto e il grosso dei turisti adesso era in qualche spiaggia a difendersi dalla calura; i giovani camerieri esausti riprendevano fiato seduti vicino alla cucina. Quasi nessuno per strada.

Quando ebbe chiuso i conti per quella parte di giornata, la donna chiamò a sostituirla uno dei ragazzi e si avviò verso la sua automobile parcheggiata poco lontano. Tra poco sarebbe stata ora di pensare alla cena e il supermercato era proprio sulla strada per il centro profughi; forse  avrebbe potuto dare un passaggio ai suoi nuovi clienti.

Lascia un commento

Restiamo in contatto!
Compila il form per ricevere la nostra newsletter

* campo obbligatorio

 

logo sernicola sviluppo web milano