"Il sabato del villaggio" di Giampaolo Cantini - Storie del porto

Racconti di mare: Il sabato del villaggio

IL SABATO DEL VILLAGGIO

di Giampaolo Cantini

Racconto gentilmente concesso da “Storie del porto

 

 

Le tre amiche si facevano selfie sul muretto  facendo smorfie e atteggiandosi a fare le pose come avevano visto fare su Instagram; erano alla fine dell’adolescenza ed avevano fretta di crescere, come tutte le ragazze della loro età.

Di fronte a loro un gruppetto di maschi le scimmiottava ridendo. Erano vestiti in tuta, come i rapper americani, ma con le infradito.

Erano amici da sempre: alcuni avevano appena finito la scuola superiore, altri ancora no. Passarono il pomeriggio a scherzare e a prendersi in giro. Qualcuno aveva un altoparlante bluetooth che suonava dai telefonini lo streaming con le canzoni preferite dal gruppo, che venivano ballate a turno e filmate, per poi essere messe quasi direttamente sui portali dei social.

 

Quando tornò a casa all’ora di cena senza aver fatto i compiti, la madre la sgridò.

“Anche stasera a ballare? Non se ne parla! Tu stasera stai a casa e finisci di studiare!”

Aveva un tono che non ammetteva repliche. La ragazza provò a bofonchiare qualcosa, poi corse in camera sua in lacrime, sbattendo la porta.

 

Quando ebbero finito di cenare, si chiuse in camera e provò a sfogliare il libro, ma proprio non le andava di studiare. Si affacciò alla finestra a guardare la luna che sorgeva: era quasi piena ed aveva una luce sfacciata e violetta. Dopo un po’ che stava in quella posizione, guardò l’ora e vide che era quasi mezzanotte. In casa  dormivano tutti e lei non aveva ancora sonno; quindi, si rivestì e sgattaiolò fuori dalla finestra.

 

Il rossetto fucsia risaltava sulla pelle bruna della ragazza, che guardava la pista con finto distacco, vestita in canottierina e minigonna… C’era un gran baccano.

Bande che suonavano dal vivo e dj in ogni baretto della spiaggia producevano ritmi diversi, sui quali la ressa di giovani si scatenava sudata e felice. La musica incalzava martellante e tutto il piazzale si muoveva come un‘onda illuminata dalle luci al neon dei piccoli bar. Era sabato sera a Mindelo.

 

Anche un gruppo di turisti si agitava sulla pista, cercando di confondersi con i locali… uno sforzo inutile, visto che erano gli unici bianchi in mezzo ai capoverdiani. Erano italiani, erano di mezza età ed erano vestiti con calzoni corti e camicie alla moda.

 

"Il sabato del villaggio" di Giampaolo Cantini - Storie del porto
© Giampaolo Cantini

La luna adesso era alta e si rifletteva sul mare come il più bello degli effetti possibili per una serata di danza. Di fronte alla piccola spiaggia si stagliava l’Isola di Sant’Antao, silenziosa e austera.

 

Dopo un ripetuto scambio di sguardi, uno degli uomini si staccò dal gruppo e si avvicinò alla ragazza.

“Ciao! Balli?”

Aveva parlato in italiano, che lei capiva piuttosto bene, perché simile alla sua lingua.

“Ok” rispose seccamente e posò il bicchiere di plastica.

Dopo un istante erano nella calca, uno davanti all’altra; lui le guardava il seno che si muoveva sotto la camicetta, lei guardava altrove e seguiva tutto con la coda dell’occhio e un’indifferenza da giocatore di poker professionista.

Lui cercava argomenti e continuava a parlare ininterrottamente.

“Sai siamo qui con un gruppo di colleghi. Avevamo una convention all’isola vicina e adesso stiamo visitando l’arcipelago. A casa ballo la salsa. Mi piace ballare: sono di Modena”

Continuarono a comunicare un po’ in italiano, un po’ in portoghese e un po’ in inglese.

 

Adesso si era sostituita al dj una banda con tamburi e ottoni. La folla li salutò con grida di entusiasmo; un cantante con camicia colorata e brillantina cantava canzoni romantiche.

Il ritmo si era fatto meno ossessivo e il gruppo dei danzatori si univa a due a due; anche l’uomo e la ragazza iniziarono a ballare stretti.

 

Dopo qualche passo incerto, l’uomo era entrato nel tempo e si muovevano come una cosa sola. La sua camicia bianca aveva grandi macchie di sudore a cui si univa il sudore di lei. Era un bello spettacolo vederli ballare.

 

Gli altri italiani  in un angolo della pista facevano smorfie come tifosi di una squadra di calcio. Lei faceva finta di non vederli e sorrideva felice alle amiche che si dimenavano vicino al banco del bar.

 

Dopo un po’ lui senza tanti complimenti la invitò in albergo; lei non fece una piega: raccolse la borsetta che aveva lasciato alle amiche, le salutò con un occhiolino e lo seguì.

 

Rientrò a casa prima dell’alba e, senza rompere il silenzio della casa che dormiva, andò in cucina a bere un bicchiere di latte per togliersi dalla bocca il sapore dell’alcol.

 

L’uomo si svegliò che era giorno fatto. Si alzò con calma, canticchiando si fece la doccia e si vestì. Si sentiva un leone.

Quando fece per sistemare il suo bagaglio, non trovò più soldi nel portafogli né il cellulare.

 

Iniziò a pensare ad una scusa da raccontare alla moglie.

Capo Verde, Mindelo

Lascia un commento

Restiamo in contatto!
Compila il form per ricevere la nostra newsletter

* campo obbligatorio

 

logo sernicola sviluppo web milano